Comunità Cristiana di San Nicolò e San Marco di Mira
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Vicariato di Gambarare, Patriarcato di Venezia

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    •  Prefestive sabato:  18:30
  •  Feriali:   18:00
    •  Celebrazioni
    • SAN MARCO

         Festive:  10:45
      •  Prefestive sabato:  17:30
      •  Feriali:  8:30
      • Monastero Agostiniane
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          •  Feriali:  7:00

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METEO

Chiesa di San Nicolò (Patrono di Mira)


ABSIDE E PALA DI SAN NICOLO'


Sul fondo dell'abside, in un grande frontone trionfale, è collocata la pala di San Nicolò, di un anonimo artista del XX secolo, il santo a cui la chiesa è dedicata e a cui il paese deve il nome, da quando, nel 1086, i marinai della flotta veneziana, tra i quali c'erano alcuni barcaioli del Brenta, prelevarono da Myra, nella Licia, i resti del corpo del santo, o meglio quanto rimaneva, dal momento che erano stati preceduti dai Baresi. ln quei tempi possedere una reliquia era ritenuto un grande privilegio e un segno della protezione divina e i Veneziani onorarono quelle reliquie, erigendo un tempio al Lido affinché il Santo, tanto benevolo verso la gente di mare, proteggesse il porto della città.
Ma anche i marinai non propriamente veneziani dedicarono un luogo di culto, assai più modesto rispetto a quello del Lido, a San Nicolò e lo edificarono nella località di Cazzoxana, il cui nome un po' alla volta divenne Mira, a ricordo della città del santo vescovo. Noi lo vediamo con il bastone pastorale in mano e le tre palle d'oro, in relazione alla storia delle tre fanciulle, non indossa il copricapo proprio del vescovi, cioè la mitria, ma la casula dorata, simbolo della dignità vescovile, avanza benedicendo, sembra, i bambini che stanno a suoi piedi. Sullo sfondo si intravede una nave in difficoltà e, più lontana, la costa.
La visione della pala è in parte ostacolata dalle canne dell'organo, che dopo la sua riparazione, eseguita nell'anno 2004 ha trovato lì la collocazione più consona.
San Nicola era nato a Patara, in Licia, verso il 270, una provincia nel sud dell'Asia Minore. La città di Myra, oggi Demre, di cui il santo divenne vescovo, era la capitale della provincia e sede episcopale fondata da San Nicandro. I dati biografici più accreditati, tramandatici dalla Chiesa greca, ricordano che il santo, dopo aver sopportato la persecuzione e la prigione durante il governo di Diocleziano (284-305), partecipò, forse, al concilio di Nicea (325), in cui fu condannata l'eresia di Ario.
Il racconto del trafugamento del corpo di San Nicolò da parte dei baresi è stato scritto da Niceforo (+ 1340 ca.), mentre dell'impresa dei veneziani parla un anonimo benedettino.
Dalla ricognizione dei resti del Santo, come scrive il prof.G.B.Tiozzo, condotta nella basilica barese ed in quella del Lido di Venezia, è risultato che il corpo del santo è effettivamente diviso tra le due città e che la maggior parte si trova a Bari.
A questi fatti "storici", nel corso dei secoli, si aggiunse una vastissima letteratura con episodi e racconti di prodigi e miracoli compiuti dal santo o per sua intercessione.
Nicola, i cui genitori morirono quando lui era ancora un ragazzo, lasciandogli una discreta eredità, si impegnò nelle opere di carità e di aiuto.
Nella sua città viveva un uomo che, avendo perso ogni avere, aveva deciso di destinare le sue tre figlie, in età da matrimonio ma senza alcuna dote, alla prostituzione. Venuto a conoscenza di ciò, Nicola, di notte, gettò dalla finestra, dentro la casa dell'uomo, delle monete d'oro, permettendo così alla figlia maggiore di sposarsi; lo stesso fece con le altre due giovani, sempre all'insaputa di tutti. Per questo nell'iconografia il santo è rappresentato con tre sfere o sacchetti pieni di monete d'oro in mano, a testimoniare quell'atto di generosità verso tre povere ragazze, tolte, grazie al suo aiuto, dalla strada del vizio.
Un altro episodio riguarda tre ufficiali dell'imperatore Costantino, Nepoziano, Urso ed Erpilione, che, tornati in patria dopo aver domato una ribellione, furono ingiustamente accusati di tradimento. A nulla valsero le loro parole e il valore dimostrato in guerra: la morte era la loro pena. Uno dei tre pregò allora il Signore di far intervenire il vescovo di Myra e San Nicola apparso in sogno all'imperatore Costantino, lo convinse della loro innocenza, ottenendone l'immediata liberazione. 

Un altro racconto narra che Nicola, già vescovo, resuscitò tre bambini, uccisi e messi sotto sale, per venderne la carne, da un malvagio macellaio. Anche per questo episodio San Nicola è venerato come protettore dei bambini. Dal suo culto nei paesi nordici è derivato il personaggio di Santa Claus, il nostro Babbo Natale.